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	<title>Shooting &#8211; Daniele Ferretti</title>
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	<description>Audiovisivi e fotografia</description>
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	<title>Shooting &#8211; Daniele Ferretti</title>
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		<title>Storie effimere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[info@danieleferretti.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Aug 2025 20:53:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono approdato per caso al mio primo Carnevale veneziano nel 2013, come il più ingenuo dei turisti e fotografi dilettanti. Certe maschere sanno incantare. Fiere e sinuose, dettano le regole dello stile e primeggiano in quel palcoscenico unico e speciale che è il carnevale. &#8220;I&#8217;m the one&#8220;, sembrano dire quando posano. La celebrazione dell&#8217;arte e dell&#8217;ego, insieme. Ho provato ad interpretare questi personaggi a modo mio, rompendo un po&#8217; con l&#8217;iconografia convenzionale. Non volevo che apparissero come la maggior parte [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono approdato per caso al mio primo <a href="https://carnevale.venezia.it/" target="_blank" rel="noopener">Carnevale</a> veneziano nel <strong>2013</strong>, come il più ingenuo dei turisti e fotografi dilettanti.</p>
<p>Certe maschere sanno incantare. Fiere e sinuose, dettano le regole dello stile e primeggiano in quel palcoscenico unico e speciale che è il carnevale. &#8220;<strong><em>I&#8217;m the one</em></strong>&#8220;, sembrano dire quando posano. La celebrazione dell&#8217;arte e dell&#8217;ego, insieme.</p>
<p>Ho provato ad <strong>interpretare</strong> questi personaggi a modo mio, rompendo un po&#8217; con l&#8217;iconografia convenzionale. Non volevo che apparissero come la maggior parte delle foto di maschere, spesso con una estetica abbastanza prevedibile.</p>
<p>Ho voluto puntare sulla <strong>personalità</strong> dei soggetti ritratti. E l&#8217;ho fatto ispirandomi ai vecchi ritratti d&#8217;epoca e a quei grandi autori del passato che trascorrevano ore a dipingere facce nobili e maestose. Quelli che trattavano la luce come se fosse una diva da Oscar e non semplicemente un mezzo per illuminare.</p>
<p>Dopo tanti anni, quando fotografo al carnevale mi pongo <strong>la solita regola</strong>: nessuna maschera che copra il viso e occhi ben visibili. L&#8217;unico modo, in fondo, per scavare nell’intimità delle persone. Il risultato è sempre il solito: una maschera ancora più simbolica e impenetrabile, dove il confine tra l&#8217;identità e il personaggio è così sfumato che alla fine mi chiedo chi ho davanti.</p>
<blockquote><p><em>&#8220;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ando_Gilardi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ando Gilardi</a>, fotografo e storico della fotografia, dichiara che per fare dei buoni ritratti, la prima cosa essenziale è l’educazione dell’occhio; cioè quella facoltà che lo renderà atto a vedere quello che vuole riprodurre. E Daniele Ferretti mi sembra abbia ben chiaro come vuole rappresentare i suoi personaggi: secondo i suoi principi di ricerca del bello, dell’armonia delle forme, della linearità della composizione. Ritratti pittorici dove per la maggior parte i protagonisti ci guardano dritti negli occhi e, come scrive <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Roland_Barthes" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Roland Bartes </a>nei suoi saggi, l’effetto prodotto è di verità. Lo sguardo agisce come l’organo stesso della verità: il suo spazio d’azione si situa al di là dell’apparenza che quanto è percepito sia più vero di quanto semplicemente si offre alla vista. </em><em>Pur nella teatralità della messa in scena sembrano dirci: “eccomi, sono realmente io, nella mia condizione, nella mia epoca”.&#8221;</em></p>
<p><em><strong>(Giancarla Lorenzini &#8211; <a href="http://www.fiaf.net/agoradicult/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lab di Cult Fiaf</a>)</strong></em></p></blockquote>
<blockquote><p><em>&#8220;La<br />
maschera del Carnevale di Venezia è con molta probabilità il soggetto che detiene il podio per accattivante retorica, estetica convenzionale e risultato prevedibile. </em><em>I ritratti di Daniele Ferretti dimostrano l’esatto contrario sorprendendo al punto tale da rendere difficoltosa una loro interpretazione, sia in termini stilistici che concettuali. </em><em>Sembra che il viaggio, intrapreso dal fotografo, verso l’intenzione di svelare cosa ci fosse dietro la maschera, l’abbia inaspettatamente portato alla scoperta di una maschera ancor più emblematica e impenetrabile, dove il confine tra l’identità e il personaggio sono talmente labili da mettere in discussione la reale esistenza di entrambi. </em><em>L’opera di questo artista dimostra che il linguaggio fotografico, in un momento di inflazione e saturazione come quello che stiamo vivendo, ha ancora il potere di interpretare profondamente l’anima umana e di mettere in discussione l’osservatore senza particolari artifizi se non la grande padronanza e sensibilità del suo traduttore.&#8221;</em></p>
<p><em><strong>(Elena Pascolini)</strong></em></p></blockquote>
<blockquote><p><em>&#8220;Vedere<br />
stampe di buon formato rende molta più giustizia ai lavori di Daniele, potendo cogliere dal cartaceo sfumature e particolari che sul monitor è difficile rendere e poter cogliere appieno. </em><em>Questo aspetto “tecnico” non fa perdere però ai ritratti di Daniele il fascino di quei volti, usciti da chissà quali realtà; ritratti in cui la gestione delle luci assume un ruolo fondamentale per mettere in mostra i tratti somatici e le espressioni dei soggetti fotografati, ma anche i particolari dei tessuti, dei merletti che impreziosiscono gli abiti. Sapienti giochi di chiaroscuri guidano l’occhio di chi osserva, facendo apprezzare ritratti di non comune fattura.&#8221;</em></p>
<p><em><strong>(Sauro Marini)</strong></em></p></blockquote>
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		<title>Il Solenne Ingresso</title>
		<link>https://www.danieleferretti.it/wp/project/il-solenne-ingresso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[info@danieleferretti.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Aug 2025 20:59:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono approdato per caso al mio primo Carnevale veneziano nel 2013, come il più ingenuo dei turisti e fotografi dilettanti. Certe maschere sanno incantare. Fiere e sinuose, dettano le regole dello stile e primeggiano in quel palcoscenico unico e speciale che è il carnevale. &#8220;I&#8217;m the one&#8220;, sembrano dire quando posano. La celebrazione dell&#8217;arte e dell&#8217;ego, insieme. Ho provato ad interpretare questi personaggi a modo mio, rompendo un po&#8217; con l&#8217;iconografia convenzionale. Non volevo che apparissero come la maggior parte [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono approdato per caso al mio primo <a href="https://carnevale.venezia.it/" target="_blank" rel="noopener">Carnevale</a> veneziano nel <strong>2013</strong>, come il più ingenuo dei turisti e fotografi dilettanti.</p>
<p>Certe maschere sanno incantare. Fiere e sinuose, dettano le regole dello stile e primeggiano in quel palcoscenico unico e speciale che è il carnevale. &#8220;<strong><em>I&#8217;m the one</em></strong>&#8220;, sembrano dire quando posano. La celebrazione dell&#8217;arte e dell&#8217;ego, insieme.</p>
<p>Ho provato ad <strong>interpretare</strong> questi personaggi a modo mio, rompendo un po&#8217; con l&#8217;iconografia convenzionale. Non volevo che apparissero come la maggior parte delle foto di maschere, spesso con una estetica abbastanza prevedibile.</p>
<p>Ho voluto puntare sulla <strong>personalità</strong> dei soggetti ritratti. E l&#8217;ho fatto ispirandomi ai vecchi ritratti d&#8217;epoca e a quei grandi autori del passato che trascorrevano ore a dipingere facce nobili e maestose. Quelli che trattavano la luce come se fosse una diva da Oscar e non semplicemente un mezzo per illuminare.</p>
<p>Dopo tanti anni, quando fotografo al carnevale mi pongo <strong>la solita regola</strong>: nessuna maschera che copra il viso e occhi ben visibili. L&#8217;unico modo, in fondo, per scavare nell’intimità delle persone. Il risultato è sempre il solito: una maschera ancora più simbolica e impenetrabile, dove il confine tra l&#8217;identità e il personaggio è così sfumato che alla fine mi chiedo chi ho davanti.</p>
<blockquote><p><em>&#8220;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ando_Gilardi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ando Gilardi</a>, fotografo e storico della fotografia, dichiara che per fare dei buoni ritratti, la prima cosa essenziale è l’educazione dell’occhio; cioè quella facoltà che lo renderà atto a vedere quello che vuole riprodurre. E Daniele Ferretti mi sembra abbia ben chiaro come vuole rappresentare i suoi personaggi: secondo i suoi principi di ricerca del bello, dell’armonia delle forme, della linearità della composizione. Ritratti pittorici dove per la maggior parte i protagonisti ci guardano dritti negli occhi e, come scrive <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Roland_Barthes" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Roland Bartes </a>nei suoi saggi, l’effetto prodotto è di verità. Lo sguardo agisce come l’organo stesso della verità: il suo spazio d’azione si situa al di là dell’apparenza che quanto è percepito sia più vero di quanto semplicemente si offre alla vista. </em><em>Pur nella teatralità della messa in scena sembrano dirci: “eccomi, sono realmente io, nella mia condizione, nella mia epoca”.&#8221;</em></p>
<p><em><strong>(Giancarla Lorenzini &#8211; <a href="http://www.fiaf.net/agoradicult/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lab di Cult Fiaf</a>)</strong></em></p></blockquote>
<blockquote><p><em>&#8220;La<br />
maschera del Carnevale di Venezia è con molta probabilità il soggetto che detiene il podio per accattivante retorica, estetica convenzionale e risultato prevedibile. </em><em>I ritratti di Daniele Ferretti dimostrano l’esatto contrario sorprendendo al punto tale da rendere difficoltosa una loro interpretazione, sia in termini stilistici che concettuali. </em><em>Sembra che il viaggio, intrapreso dal fotografo, verso l’intenzione di svelare cosa ci fosse dietro la maschera, l’abbia inaspettatamente portato alla scoperta di una maschera ancor più emblematica e impenetrabile, dove il confine tra l’identità e il personaggio sono talmente labili da mettere in discussione la reale esistenza di entrambi. </em><em>L’opera di questo artista dimostra che il linguaggio fotografico, in un momento di inflazione e saturazione come quello che stiamo vivendo, ha ancora il potere di interpretare profondamente l’anima umana e di mettere in discussione l’osservatore senza particolari artifizi se non la grande padronanza e sensibilità del suo traduttore.&#8221;</em></p>
<p><em><strong>(Elena Pascolini)</strong></em></p></blockquote>
<blockquote><p><em>&#8220;Vedere<br />
stampe di buon formato rende molta più giustizia ai lavori di Daniele, potendo cogliere dal cartaceo sfumature e particolari che sul monitor è difficile rendere e poter cogliere appieno. </em><em>Questo aspetto “tecnico” non fa perdere però ai ritratti di Daniele il fascino di quei volti, usciti da chissà quali realtà; ritratti in cui la gestione delle luci assume un ruolo fondamentale per mettere in mostra i tratti somatici e le espressioni dei soggetti fotografati, ma anche i particolari dei tessuti, dei merletti che impreziosiscono gli abiti. Sapienti giochi di chiaroscuri guidano l’occhio di chi osserva, facendo apprezzare ritratti di non comune fattura.&#8221;</em></p>
<p><em><strong>(Sauro Marini)</strong></em></p></blockquote>
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		<title>Drawer of memories</title>
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		<dc:creator><![CDATA[info@danieleferretti.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Aug 2025 15:38:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono approdato per caso al mio primo Carnevale veneziano nel 2013, come il più ingenuo dei turisti e fotografi dilettanti. Certe maschere sanno incantare. Fiere e sinuose, dettano le regole dello stile e primeggiano in quel palcoscenico unico e speciale che è il carnevale. &#8220;I&#8217;m the one&#8220;, sembrano dire quando posano. La celebrazione dell&#8217;arte e dell&#8217;ego, insieme. Ho provato ad interpretare questi personaggi a modo mio, rompendo un po&#8217; con l&#8217;iconografia convenzionale. Non volevo che apparissero come la maggior parte [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono approdato per caso al mio primo <a href="https://carnevale.venezia.it/" target="_blank" rel="noopener">Carnevale</a> veneziano nel <strong>2013</strong>, come il più ingenuo dei turisti e fotografi dilettanti.</p>
<p>Certe maschere sanno incantare. Fiere e sinuose, dettano le regole dello stile e primeggiano in quel palcoscenico unico e speciale che è il carnevale. &#8220;<strong><em>I&#8217;m the one</em></strong>&#8220;, sembrano dire quando posano. La celebrazione dell&#8217;arte e dell&#8217;ego, insieme.</p>
<p>Ho provato ad <strong>interpretare</strong> questi personaggi a modo mio, rompendo un po&#8217; con l&#8217;iconografia convenzionale. Non volevo che apparissero come la maggior parte delle foto di maschere, spesso con una estetica abbastanza prevedibile.</p>
<p>Ho voluto puntare sulla <strong>personalità</strong> dei soggetti ritratti. E l&#8217;ho fatto ispirandomi ai vecchi ritratti d&#8217;epoca e a quei grandi autori del passato che trascorrevano ore a dipingere facce nobili e maestose. Quelli che trattavano la luce come se fosse una diva da Oscar e non semplicemente un mezzo per illuminare.</p>
<p>Dopo tanti anni, quando fotografo al carnevale mi pongo <strong>la solita regola</strong>: nessuna maschera che copra il viso e occhi ben visibili. L&#8217;unico modo, in fondo, per scavare nell’intimità delle persone. Il risultato è sempre il solito: una maschera ancora più simbolica e impenetrabile, dove il confine tra l&#8217;identità e il personaggio è così sfumato che alla fine mi chiedo chi ho davanti.</p>
<blockquote><p><em>&#8220;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ando_Gilardi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ando Gilardi</a>, fotografo e storico della fotografia, dichiara che per fare dei buoni ritratti, la prima cosa essenziale è l’educazione dell’occhio; cioè quella facoltà che lo renderà atto a vedere quello che vuole riprodurre. E Daniele Ferretti mi sembra abbia ben chiaro come vuole rappresentare i suoi personaggi: secondo i suoi principi di ricerca del bello, dell’armonia delle forme, della linearità della composizione. Ritratti pittorici dove per la maggior parte i protagonisti ci guardano dritti negli occhi e, come scrive <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Roland_Barthes" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Roland Bartes </a>nei suoi saggi, l’effetto prodotto è di verità. Lo sguardo agisce come l’organo stesso della verità: il suo spazio d’azione si situa al di là dell’apparenza che quanto è percepito sia più vero di quanto semplicemente si offre alla vista. </em><em>Pur nella teatralità della messa in scena sembrano dirci: “eccomi, sono realmente io, nella mia condizione, nella mia epoca”.&#8221;</em></p>
<p><em><strong>(Giancarla Lorenzini &#8211; <a href="http://www.fiaf.net/agoradicult/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lab di Cult Fiaf</a>)</strong></em></p></blockquote>
<blockquote><p><em>&#8220;La<br />
maschera del Carnevale di Venezia è con molta probabilità il soggetto che detiene il podio per accattivante retorica, estetica convenzionale e risultato prevedibile. </em><em>I ritratti di Daniele Ferretti dimostrano l’esatto contrario sorprendendo al punto tale da rendere difficoltosa una loro interpretazione, sia in termini stilistici che concettuali. </em><em>Sembra che il viaggio, intrapreso dal fotografo, verso l’intenzione di svelare cosa ci fosse dietro la maschera, l’abbia inaspettatamente portato alla scoperta di una maschera ancor più emblematica e impenetrabile, dove il confine tra l’identità e il personaggio sono talmente labili da mettere in discussione la reale esistenza di entrambi. </em><em>L’opera di questo artista dimostra che il linguaggio fotografico, in un momento di inflazione e saturazione come quello che stiamo vivendo, ha ancora il potere di interpretare profondamente l’anima umana e di mettere in discussione l’osservatore senza particolari artifizi se non la grande padronanza e sensibilità del suo traduttore.&#8221;</em></p>
<p><em><strong>(Elena Pascolini)</strong></em></p></blockquote>
<blockquote><p><em>&#8220;Vedere<br />
stampe di buon formato rende molta più giustizia ai lavori di Daniele, potendo cogliere dal cartaceo sfumature e particolari che sul monitor è difficile rendere e poter cogliere appieno. </em><em>Questo aspetto “tecnico” non fa perdere però ai ritratti di Daniele il fascino di quei volti, usciti da chissà quali realtà; ritratti in cui la gestione delle luci assume un ruolo fondamentale per mettere in mostra i tratti somatici e le espressioni dei soggetti fotografati, ma anche i particolari dei tessuti, dei merletti che impreziosiscono gli abiti. Sapienti giochi di chiaroscuri guidano l’occhio di chi osserva, facendo apprezzare ritratti di non comune fattura.&#8221;</em></p>
<p><em><strong>(Sauro Marini)</strong></em></p></blockquote>
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		<title>I&#8217;m the one</title>
		<link>https://www.danieleferretti.it/wp/project/im-the-one/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[info@danieleferretti.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2025 20:17:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono approdato per caso al mio primo Carnevale veneziano nel 2013, come il più ingenuo dei turisti e fotografi dilettanti. Certe maschere sanno incantare. Fiere e sinuose, dettano le regole dello stile e primeggiano in quel palcoscenico unico e speciale che è il carnevale. &#8220;I&#8217;m the one&#8220;, sembrano dire quando posano. La celebrazione dell&#8217;arte e dell&#8217;ego, insieme. Ho provato ad interpretare questi personaggi a modo mio, rompendo un po&#8217; con l&#8217;iconografia convenzionale. Non volevo che apparissero come la maggior parte [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono approdato per caso al mio primo <a href="https://carnevale.venezia.it/" target="_blank" rel="noopener">Carnevale</a> veneziano nel <strong>2013</strong>, come il più ingenuo dei turisti e fotografi dilettanti.</p>
<p>Certe maschere sanno incantare. Fiere e sinuose, dettano le regole dello stile e primeggiano in quel palcoscenico unico e speciale che è il carnevale. &#8220;<strong><em>I&#8217;m the one</em></strong>&#8220;, sembrano dire quando posano. La celebrazione dell&#8217;arte e dell&#8217;ego, insieme.</p>
<p>Ho provato ad <strong>interpretare</strong> questi personaggi a modo mio, rompendo un po&#8217; con l&#8217;iconografia convenzionale. Non volevo che apparissero come la maggior parte delle foto di maschere, spesso con una estetica abbastanza prevedibile.</p>
<p>Ho voluto puntare sulla <strong>personalità</strong> dei soggetti ritratti. E l&#8217;ho fatto ispirandomi ai vecchi ritratti d&#8217;epoca e a quei grandi autori del passato che trascorrevano ore a dipingere facce nobili e maestose. Quelli che trattavano la luce come se fosse una diva da Oscar e non semplicemente un mezzo per illuminare.</p>
<p>Dopo tanti anni, quando fotografo al carnevale mi pongo <strong>la solita regola</strong>: nessuna maschera che copra il viso e occhi ben visibili. L&#8217;unico modo, in fondo, per scavare nell’intimità delle persone. Il risultato è sempre il solito: una maschera ancora più simbolica e impenetrabile, dove il confine tra l&#8217;identità e il personaggio è così sfumato che alla fine mi chiedo chi ho davanti.</p>
<blockquote><p><em>&#8220;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ando_Gilardi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ando Gilardi</a>, fotografo e storico della fotografia, dichiara che per fare dei buoni ritratti, la prima cosa essenziale è l’educazione dell’occhio; cioè quella facoltà che lo renderà atto a vedere quello che vuole riprodurre. E Daniele Ferretti mi sembra abbia ben chiaro come vuole rappresentare i suoi personaggi: secondo i suoi principi di ricerca del bello, dell’armonia delle forme, della linearità della composizione. Ritratti pittorici dove per la maggior parte i protagonisti ci guardano dritti negli occhi e, come scrive <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Roland_Barthes" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Roland Bartes </a>nei suoi saggi, l’effetto prodotto è di verità. Lo sguardo agisce come l’organo stesso della verità: il suo spazio d’azione si situa al di là dell’apparenza che quanto è percepito sia più vero di quanto semplicemente si offre alla vista. </em><em>Pur nella teatralità della messa in scena sembrano dirci: “eccomi, sono realmente io, nella mia condizione, nella mia epoca”.&#8221;</em></p>
<p><em><strong>(Giancarla Lorenzini &#8211; <a href="http://www.fiaf.net/agoradicult/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lab di Cult Fiaf</a>)</strong></em></p></blockquote>
<blockquote><p><em>&#8220;La<br />
maschera del Carnevale di Venezia è con molta probabilità il soggetto che detiene il podio per accattivante retorica, estetica convenzionale e risultato prevedibile. </em><em>I ritratti di Daniele Ferretti dimostrano l’esatto contrario sorprendendo al punto tale da rendere difficoltosa una loro interpretazione, sia in termini stilistici che concettuali. </em><em>Sembra che il viaggio, intrapreso dal fotografo, verso l’intenzione di svelare cosa ci fosse dietro la maschera, l’abbia inaspettatamente portato alla scoperta di una maschera ancor più emblematica e impenetrabile, dove il confine tra l’identità e il personaggio sono talmente labili da mettere in discussione la reale esistenza di entrambi. </em><em>L’opera di questo artista dimostra che il linguaggio fotografico, in un momento di inflazione e saturazione come quello che stiamo vivendo, ha ancora il potere di interpretare profondamente l’anima umana e di mettere in discussione l’osservatore senza particolari artifizi se non la grande padronanza e sensibilità del suo traduttore.&#8221;</em></p>
<p><em><strong>(Elena Pascolini)</strong></em></p></blockquote>
<blockquote><p><em>&#8220;Vedere<br />
stampe di buon formato rende molta più giustizia ai lavori di Daniele, potendo cogliere dal cartaceo sfumature e particolari che sul monitor è difficile rendere e poter cogliere appieno. </em><em>Questo aspetto “tecnico” non fa perdere però ai ritratti di Daniele il fascino di quei volti, usciti da chissà quali realtà; ritratti in cui la gestione delle luci assume un ruolo fondamentale per mettere in mostra i tratti somatici e le espressioni dei soggetti fotografati, ma anche i particolari dei tessuti, dei merletti che impreziosiscono gli abiti. Sapienti giochi di chiaroscuri guidano l’occhio di chi osserva, facendo apprezzare ritratti di non comune fattura.&#8221;</em></p>
<p><em><strong>(Sauro Marini)</strong></em></p></blockquote>
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